domenica 11 aprile 2010

LA CELESTE ETA'


































Quello che voglio fare è fermare quì, nel mio spazio di blogger proiettata nel futuro, i miei ricordi d'infanzia, le cose che ho amato di più... Sarà un'ardua impresa, perchè spesso si tratta solo d'impressioni momentanee, come il passare improvviso di un profumo, o una particolare sfumatura del cielo, o le geometrie ormai sbiadite e quindi reinventate di una stanza col soffitto a volta... Non importa quindi se ciò che posterò non sarà fedelissimo alla realtà dei fatti: in questo viaggio nel mio passato, in quel regno onirico che è l'infanzia, seguirò soltanto il cuore, e mi farò trasportare da libere associazioni mentali.


"Togli la ragione, lasciami sognare lasciami sognare in pace!"
GIUDIZIO UNIVERSALE -Samuele Bersani




LE CANZONI DELL'ASILO








Ovvero quelle filastrocche un po' strampalate che t'insegnano le prime parole "difficili" e che colorano d'immagini la tua testolina...tutti seduti in cerchio e la maestra che intona la prima strofa!...e l'Amoretto dell'infanzia che diventa il protagonista di ogni nuova storia.






LASSU' SUL MONTENERO






E lassù sul montenero
c'è una piccola caverna
ci son dodici briganti
al chiaror d'una lanterna.
Rit. Caramba beviamo del wiskhy
caramba beviamo del gin
e tu non dar retta al cuore
che tutto passerà.
Mentre tutti son festanti
uno solo resta muto
ha il bicchiere ancora pieno
perché mai non ha bevuto?
Rit. Ripete
Ma non può dimenticare
il brigante la sua bella
gli occhi suoi color del mare
la sua bocca tanto bella!
Rit. Ripete
Mentre stava spigolando
in un campo di frumento
è passato un aeroplano
che compì un mitragliamento.
Rit.: ripete
Or la bella par che dorma
con la spiga ancora in mano
par che pensi al suo brigante
che la piange da lontano.
Rit.: ripete


(N.d.A. A quanto pare questa è la versione completa della canzoncina! A noi bambini la maestra aveva insegnato solo la prima parte, sicuramente per non turbarci con un finale tanto straziante! Fino alla mia ricerca odierna della filastrocca, quindi, ho sempre ritenuto che il brigante fosse stato abbandonato dalla fanciulla, oppure costretto a vivere lontano da lei a causa del suo "mestieraccio"; la verità è stata una triste scoperta! )



























ALELE!!




(a 2 voci, la seconda ripete dopo la 1a appena sussurrata)
Oh Alele,
Alele cichetonga
ambassa, ambassa, ambassa
oh alè baloà, baloè!
(si ripete sempre più forte)





































ERO IN BOTTEGA




Ero in bottega tic e tac
che lavoravo tic e tac
e non pensavo tic e tac
alla prigione tic e tac
ma un brutto giorno tic e tac
la polizia tic e tac
mi portò via tic e tac
da casa mia tic e tac!
Ma io furbone tic e tac
presi un bastone tic e tac
e glielo diedi tic e tac
sul suo testone tic e tac
. Il suo testone tic e tac
era un melone e tic e tac
e lo mangiai tic e tac
per colazione tic e tac.
La colazione tic e tac
faceva schifo tic e tac
e il giorno dopo tic e tac
mi venne il tifo tic e tac.
Al funerale tic e tac
c'era un maiale tic e tac
che assomigliava tic e tac
al generale tic e tac.
E nella tomba tic e tac
c'era una donna tic e tac
che assomigliava tic e tac
alla Gioconda tic e tac.
In quel momento tic e tac
sentii un rumore tic e tac
e mi svegliai tic e tac
ch'ero in bottega tic e tac!!






























E LA ROSINA BELLA LA VA AL MERCA'






Verrà quel dì di lune...di lune..
mi vò al mercà a comprar la fune..la fune..
lune la fune, e fine non avrà...(e fine non avrà)
e la Rosina bella la va al mercà
e la Rosina bella la va al mercà
Verrà quel dì di marte...
mi vò al mercà a comprar le scarpe...
mercole...le nespole
giove...le ove
venere...la cenere
sabato... il soprabito
festa..la vesta
e la Rosina bella la va al mercà
e la Rosina bella la va al mercà.










IMPROBABILI AZZURRI








Ricordo mattini in cui il cielo dalla finestra della camera dei nonni era così azzurro da sembrare dipinto! Sì, da quella particolare finestra vedevo il cielo sopra la chiesa di San Pietro, e se stavo seduta contro la testiera del letto, potevo scorgerne il campanile, così alto ed enigmatico, con il suo cappellaccio conico scuro scuro e le sue campane brune di cui la nonna si fermava a contare i rintocchi, in dialetto..."un, du, tri, quater, sinc, see, set, ot..."
e attraverso i "buchi" del campanile, se spostavo appena la testa tenendo un occhio chiuso per allineare la traettoria dello sguardo, riuscivo a vedere un tondo turchese di cielo, festosa sorpresa occheggiante nella sagoma nera della torre!
































LE FIABE



















































































































E  c'erano le fiabe di Perrault, Andersen e dei fratelli Grimm da leggere e ascoltare sui libri, e da guardare e immaginare nelle illustrazioni di Cesare Colombi (le immagini sopra ne sono alcuni esempi). Non mi stancavo mai di ammirare quei disegni, di tuffare lo sguardo in quell'altra realtà, popolata da strani esseri e da persone che vivevano nei boschi, o nei castelli, dove c'erano orchi giganteschi e principi che andavano in giro con lunghe spade legate alla vita; mi perdevo nelle intense pennellate ad olio di quelle pagine, catturata dai foschi soffitti a volta, rapita dal blu di una finestra da cui spunta una falce di luna...E soprattutto ero (e sono tuttora!) affascinata dalla sovrabbondanza di particolari di quelle immagini: specialmente prendendo in considerazione le pitture riguardanti gli spazi interni, come la sala della principessa Bianchina, o il castello di Barbablù, dove più si indugia con lo sguardo più si scopre che molto ancora c'è da vedere, e che per esempio alla prima occhiata ci era sfuggito uno splendido arazzo, o un forziere pieno di monili preziosi che non avrebbe una ragione precisa di essere lì, se non per esprimere ancor meglio le mille personali sfumature della fiaba colte dal pittore. Per non parlare degli oggetti "d'epoca", come un umile setaccio, oppure una porta col saliscendi, o una damigiana abbandonata per terra, o le pannocchie appese al soffitto a seccare...

Sono anche queste immagini, questi dipinti creati ad uso e consumo dei bambini ma ciò nonostante per nulla infantili, ad aver popolato i miei giorni azzurri, ad aver creato una rete fitta e sottile di simmetrie tra la mia realtà e la (mia) fantasia, ad aver arricchito di significato luoghi già conosciuti e al contempo ad avermene insegnati di mai visti prima.
E se mi chiedo quanto di me, ossia in quale percentuale il senso di me stessa sia il prodotto di quelle fiabe, bè...si può dire che ogni personaggio, ogni storia, io l'abbia assorbita e fatta mia propria, mettendone la morale nel mio personale bagaglio di esperienze - tra le cose magari non propriamente fatte, ma certamente vissute - come in un sogno, come in un'altra vita. Come in un'altra realtà!

1 commento:

  1. Ecco le illustrazioni di Cesare Colombi!
    Bello questo tuo blog nostalgico...

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