lunedì 7 febbraio 2011

SIAMO FIGLI DI DEI ALIENI?

Secondo le teorie esposte da Zacharia Sitchin ne "Le astronavi del Sinai" il pianeta Terra avrebbe avuto origine quando, in epoca primoridiale, un grande pianeta (denominato dai Sumeri NIBIRU - il pianeta dell'attraversamento) venne espulso dalla propria galassia e finì con l'essere attirato nel Sistema Solare, entrando in collisione con TIAMAT, un vecchio pianeta orbitante intorno al Sole, in quella che venne battezzata dalla civiltà sumerica "La battaglia celeste". Nello scontro Tiamat fu spezzato in due metà: la parte inferiore fu ridotta a pezzi che diedero origine alla fascia di asteroidi (il "Bracciale Celeste") che orbita tra Giove e Marte; quella superiore, invece, originò la Terra, sulla quale, nel punto e nel momento dell'impatto, fu trasferito il seme della vita. Nibiru, intatto, proseguì la sua rotta fino ad essere attirato in una grande orbita intorno al Sole, diventando in tal modo il dodicesimo pianeta del Sistema Solare. Mentre però sulla Terra cominciavano ad apparire le prime forme di vita complesse, su Nibiru - in cui il processo evolutivo aveva avuto inizio prima - delle forme di vita intelligenti avevano già raggiunto un elevatissimo grado di civiltà e tecnologia.
Sul finire del XX secolo, un numero sempre maggiore di studiosi ha iniziato a cercare nuove ipotesi che potessero dare una spiegazione plausibile alla costruzione di monumenti immani come le piaramidi di Giza o come quelle Maya, perchè risulta evidente che sia la Scienza sia l'Archeologia ufficiali non sono riuscite a ricostruire il puzzle. Recenti studi paleoclimatologici applicati alla Sfinge hanno spostato indietro nel tempo la data della sua creazione, stimandola intorno al 10.500 a. C, mentre le Piramidi sembrano risalire non a 4.000 - come assunto dalla Storia ufficiale - ma ad almeno 10.000 anni fa!
Viene da chiedersi quale popolo, in tale epoca, avrebbe potuto non solo costruire, ma anche solo spostare i blocchi che compongono questi imponenti costruzioni.
Forse, l'unica spiegazione possibile sembra essere quella che una civiltà estremamente evoluta, forse proveniente da un altro pianeta, abbia visitato la Terra nella notte dei tempi, per poi continuare a vivere nella memoria generazionale dell'Uomo, dando vita a racconti mitologici e a tutte le religioni.





E' davvero così assurda l'idea che, in un'epoca assai remota, una misteriosa civiltà tecnologicamente molto avanzata abbia potuto "colonizzare" diverse zone del nostro pianeta, portando in dono la civiltà alle popolazioni locali?

Stando ai racconti mitologici di molte culture, che abbiamo ragione di credere non essere mai entrate in contatto tra loro, questa teoria sarebbe tutt'altro che priva di fondamenta.


Abbiamo già parlato dei miti, riferendoci a quelli tramandati dalle popolazioni andine, e dell'impressionante precisione dei dati scientifici che essi veicolano attraverso numerose allegorie e un fitto sistema di simboli, dove nessuna parola è scelta a caso ma anzi, si fa portatrice di un'informazione di preminente importanza. D'altra parte non potrebbe che essere così, essendo il compito del mito quello di tramandare una conoscenza di vitale importanza per i membri di una popolazione attraverso i secoli: non avrebbe senso affidare ad uno "strumento" fragile come può esserlo la memoria umana più di ciò che è strettamente necessario ricordare.
Ma di quali conoscenze si tratta? Quali dati - gli ideatori di queste "storielle" si sono premurati di trasmettere con tanta cura?
Per lo più, i racconti mitologici provenienti da diverse regioni del mondo, servendosi di un linguaggio tecnico e di particolari convenzioni linguistiche veicolano informazioni sul moto precessionale dell'asse terrestre. 




E non soltanto la mitologia, ma anche l'arte, l'architettura, persino l'urbanistica: tutte le espressioni del pensiero dell'intera umanità degli albori, giunte fino a noi, ripetono in modo ossessivo questo tema, quasi a voler contare ogni istante che separa l'Uomo dalla fine dei suoi giorni e soprattutto, suggerendo il bisogno impellente di tramandare ai posteri questa ineluttabile scadenza. Il calendario Maya, tanto per citare un celeberrimo esempio, scandisce proprio il tempo dei 5 Soli, delle 5 età del nostro pianeta, lasciando intuire nella perfetta puntualità dei suoi ingranaggi l'idea pressante di un appuntamento con l'"Apocalisse", e il terrore di essa che animava i suoi costruttori.


 Per capire come funzionano i miti, è necessario conoscere alcuni dati relativi ai movimenti terrestri, e tenerli bene a mente.

La Terra:

  • E' inclinata rispetto alla verticale di circa 23,5°, ma questo angolo varia su entrambi i lati fino a raggiungere la vicinanza massima alla verticale a 22,1° e la massima distanza dalla stessa a 24,5° in un ciclo di 41.000 anni


  • Compie una rotazione intorno al proprio asse in 24 ore



  • Descrive un'orbita completa intorno al Sole in 365 giorni



  • Un ciclo precessionale si compie ogni 25.776 anni. Ciò vale a dire che durante l'equinozio di primavera, da un dato punto sulla Terra, il Sole si vede sorgere sullo sfondo di una particolare costellazione zodiacale per circa 2.200 anni, prima di passare a quella successiva. Attualmente, la mattina del 20 marzo il sole sorge tra la costellazione dei Pesci, che sta abbandonando, e quella dell'Acquario che rappresenterà la "nuova Era" per il prossimi 2.200 anni, trascorsi i quali l'onore di "portare il Sole" toccherà al Capricorno, e così via.
Se prendiamo in esame i racconti mitologici di questo tipo, che sembrano cioè avere qualche attinenza con il moto precessionale terrestre, troviamo un'altra inquietante analogia: presentano tutti immagini di catastrofi universali che posero fine all'umanità, preservata dall'estinzione totale solo grazie a pochissimi superstiti che ripopolarono il pianeta.


LA MEZZALUNA FERTILE


 Sono giunte fino a noi delle tavolette di argilla cotta, risalenti all'antico Sumer, su cui i popoli della Mesopotamia incisero i miti e le gesta di un re sumero, Gilgamesh, il quale aspirava alla vita eterna. 








Questi racconti parlano di un tempo, già molto antico all'epoca di Gilgamesh, in cui gli dèi regnavano sulla Terra. A causa del chiasso prodotto dall'umanità, gli dèi si riunirono per decidere di sterminare quegli uomini che loro stessi avevano creato.
 Uno di loro però, di nome Ea (colui che viene dall'acqua) ebbe compassione del re Utnapishtim e, nascondendosi alla vista dell'uomo, lo informò dei propositi divini e gli ordinò di costruire un'imbaracazione su cui salvarsi insieme alla propria famiglia e al seme di tutte le creature viventi.


"Alle prime luci dell'alba venne dall'orizzonte una nube nera; tuonava da dentro (...)Sgomento e disperazione si levarono fino al cielo quando il dio della tempesta trasformò la luce del giorno in tenebra, quando infranse la terra come un coccio. Per un giorno intero imperversò la bufera (...) Anche gli dèi furono terrorizzati dal diluvio, fuggirono nel più alto cielo, il firmamento di Anu (...) Poi Ishtar (...) gridò come donna in travaglio: "(...) Guerre ho ordinato per distruggere gli uomini, ma non sono forse essi la mia gente, dal momento che io li ho generati? Ora nell'oceano galleggiano come pesci".


La bufera imperversò per sei giorni. Il mattino del settimo giorno, ritornata la quiete sul mondo, Utnapishtim si rese conto che tutta l'umanità era stata trasformata in argilla. Liberò prima una rondine e poi un corvo, e quando quest'ultimo non fece ritorno capì che le acque si erano ritirate e che potevano sbarcare.


E' facile vedere in Utnapishtim la stessa figura patriarcale del biblico Noè, ma questi non sono gli unici esempi di cataclismi che troviamo nelle tradizioni mitologiche.


AMERICA CENTRALE




Dalle cronache del sacerdote spagnolo Martìn de Murùa sappiamo che secondo le tradizioni dei popoli mesoamericani, dal momento della creazione del mondo sono trascorsi 4 soli (età del mondo) senza (contare) quello che ci illumina oggi.
Il primo fu distrutto dall'acqua, il secondo dalla caduta del cielo sulla terra, al terzo mondo mancò il fuoco, e il quarto mondo fu disperso dall'aria.
Ne "Le impronte degli dèi" Graham Hancock scrive che, secondo una tradizione centramericana, il dio Tezcatilpoca decise di distruggere l'intera umanità con un diluvio, salvando solo un certo Tezpi e la sua famiglia: comè il Noè biblico, come l'Utnapishtim sumerico, anche il Tezpi centramericano s'imbarcò insieme alla propria famiglia e ad una gran varietà di animali, salvandosi dalla furia del dio. E anche Tezpi liberò diversi volatili, vedendo tornare solo un colibrì con un ramoscello fiorito nel becco, indice che la vita era risbocciata sulla terra.
E' importante sottolineare che queste tradizioni erano già antichissime all'epoca dei Conquistadores, quindi è sorprendente notare quante analogie esse presentino con le mitologie giudaico-cristiane proprie del Nord Africa e del Vecchio Mondo.


Abbiamo già parlato anche del Mito del Diluvio contenuto nel Popol Vuh: analizzandolo abbiamo potuto constatare che ogni parola, ben lungi dall'essere frutto della primitiva ingenuità delle popolazioni indigene, contribuiva invece a fissare l'esatta posizione delle stelle nel cielo dell'epoca in cui il mito stesso fu creato, permettendoci in tal modo di rilevarne la data esatta. Di questo mito esistono numerose varianti, ad esempio un diluvio fu ordinato dal Grande Dio dopo la creazione dei "primi" uomini, fantocci di legno che assomigliavano e parlavano come l'uomo ma che si dimenticarono del loro Creatore. Solo due di essi si salvarono dalla sua ira e ripopolarono la terra.






IL RESTO DEL MONDO




Racconti dello stesso genere si sprecano anche nelle Americhe del Nord e del Sud, nella foresta tropicale malese; in India, in Egitto e ìn Cina, nella cui Biblioteca Imperiale venne trovata una vasta opera contenente numerosi racconti concernenti disastri globali:


"I pianeti mutarono le loro orbite. Il cielo si abbassò verso nord. Il sole, la luna e le stelle cambiarono il loro movimento. La terrà andò in pezzi e le acque delle sue viscere presero a scorrere con impeto verso l'alto inondandola."


Come nel centro America, anche nell'antica Grecia troviamo riferimenti a quattro diverse Età del mondo prima di quella attuale, ognuna più progredita della precedente ed ognuna terminata con una immane catastrofe.


America, India, Europa,Grecia, Africa, Cina: sembra proprio che una memoria comune abbia fissato le proprie radici nelle antiche tradizioni dei popoli della Terra. Una memoria ancestrale che sembra ripetere con ossessiva costanza che questa non è che l'ultima di molte Ere del mondo, che l'umanità attuale non è che l'ultimo "esperimento" fatto dal Creatore, e che molti altri "prototipi" prima di essa sono stati distrutti a causa delle loro mancanze ed imperfezioni. Ogni catastofe segna la fine di un'Età, e le Età del mondo si misurano nei cicli precessionali dell'asse terrestre.




C'è poi sicuramente un altro aspetto che accomuna questi popoli, originariamente diversi ed isolati gli uni dagli altri. Ovvero, il ricordo di un popolo civilizzatore.




I SUMERI




Reperti archeologici riconducibili alla civiltà sumerica mostrano chiaramente che questo popolo possedeva una profonda e sbalorditiva conoscenza dell'universo: erano ad esempio consapevoli del fatto che il sole è al centro del sistema solare e conoscevano l'ordine e le dimensioni degli altri pianeti.




























Alla rappresentazione di questi, naturalmente, essi aggiungevano quella di un decimo pianeta, il più importante di tutti: Nibiru.
Come potevano, 3.000 anni prima di Cristo, possedere questo tipo di nozioni? Ricordiamo infatti che solo nel 1543 d.C Copernico annunciò al mondo accedemico la teoria eliocentrica.









Gli antichi sumeri facevano risalire le origini del nostro pianeta e dell'umanità come la conosciamo oggi all'epico scontro tra i pianeti Tiamat e Nibiru (letteralmente "il pianeta dell'attraversamento"). Nello scontro tra questi due giganti cielesti ebbe origine la Terra, la quale venne poi colonizzata da un gruppo di astronauti provenienti da Nibiru che costruirono (stando a quanto ipotizzato da Sitchin ne "Le Astronavi del Sinai") una base spaziale proprio in Mesopotamia. I sumeri indicavano questi esseri con la parola "Anunnaki". Tra questi astronauti figuravano tre esseri assai eruditi, i quali possedevano avanzatissime conoscenze astronomiche, architettoniche, medico-genetiche e naturalmente matematiche: si tratta di EA-ENKI e del suo fratellastro ENLIL, nonchè di una figura femminile di nome INANNA-ISHTAR che era sorella di entrambi.




EA - ENKI


ENLIL


INANNA - ISHTAR


SHAMASH






































Il loro padre era ANU, il potentissimo dio del cielo che risiedeva ancora su Nibiru, e che per tale ragione aveva consegnato lo scettro del comando ai due figli, accendendo in tal modo un'aspra rivalità tra i due, amplificata dal fatto che entrambi erano innamorati di Ishtar.
Costoro erano anche con tutta probabilità le antiche figure su cui, col trascorrere dei secoli e il succedersi delle popolazioni dominanti, furono plasmate le divinità del Pantheon egizio: Atum-Ra, il dio del Sole, Osiride e il fratello-rivale Seth e Iside, sorella di entrambi e anche fedele consorte di Osiride.


Il motivo principale per il quale essi scelsero di stabilirsi sulla Terra pare fosse per estrarne del metallo pregiato (l'oro) che doveva servire per riparare l'atmosfera del loro pianeta madre Nibiru. Ma l'estrazione di questo metallo era molto faticosa, cosicchè un numero sempre maggiore di astronauti minacciarono di abbandonare il progetto, con grande disappunto di EA il quale, con l'aiuto della sorella ISHTAR, probabilmente il medico-scienziato dell'equipe, creò il genere umano - ovvero l'homo sapien sapiens. Ci riuscirono combinando "in provetta" un po' del loro DNA alieno e qualche cellula appartenente ad un primate. In questo modo ottenero un essere che poteva apprendere qualsiasi tipo di nozione - avendo ereditato l'intelligenza degli astronauti- ma che non aveva nè la forza nè il prezioso dono dell'immortalità di questi ultimi, essendo per metà un essere terrestre, ovvero proveniente da un pianeta con un orbita intorno al Sole relativamente veloce (ricordiamo l'anno terrestre, costituito da 365 giorni, contro l'orbita di Nibiru, che per compiere un giro intorno all'astro impiegherebbe 3,600 anni). Così, essi crearono il primo uomo, Adamo, secondo la Genesi: Adaham- in lingua ebraica significa"suolo", "terra". Da questo primo uomo, ovvero da una sua cellula, crearono la donna perchè insieme potessero unirsi e riprodursi, fornendo in tal modo agli astronauti una razza di "schiavi" che potessero faticare nelle miniere al posto loro.


Se torniamo per un momento ai testi originali della Genesi, scopriamo inoltre che il Creatore, generalmente indicato con la parola "El", veniva spesso nominato "Elohim" ossia "El" al plurale, certamente ad indicare che non si trattava di una sola entità , ma piuttosto di un gruppo che potremmo associare agli astronauti provenienti da Nibiru.


Col passare del tempo, però, avvenne che gli astronauti si accorgessero che le figlie degli uomini erano belle, le desiderassero ed essendo geneticamente compatibili, si unissero a loro generando figli che erano semidèi. L'intera mitologia greca è costellata di questi personaggi, figli di un dio e di un mortale. Nel primo capitolo del sesto libro della Genesi leggiamo poi che "i figli degli dèi videro che le figlie degli uomini erano belle e si presero in moglie quelle che tra tutte a loro piacquero di più..".


Il Vecchio Testamento, invece, recita:


"A quel tempo vi erano dei Nefilim sulla terra.
I Figli degli dèi si unirono dunque alle figlie di Adamo e diedero loro dei figli.
Ed essi furono i Potenti dell'Eternità, il popolo di Shem"


Generalmente la parola Nefilim viene tradotta con "giganti", mentre il suo significato letterale è "coloro che furono gettati" (sulla Terra- n.d.A).
Questo fece infuriare ENLIL il quale, avendo previsto grazie alle proprie avanzatissime conoscenze tecniche un'imminente disastro naturale, concordò unitamente agli altri astronauti di non avvisare l'umanità dell'incombente pericolo mentre loro si mettevano in salvo a bordo delle loro navicelle spaziali. Sperava in tal modo di porre fine a questa abberrazione.


Fu grazie a EA, impietosito e riluttante a sterminare la propria creazione, che un essere umano - Utnapishtim- si salvò insieme alla propria famiglia, scampando ad una terribile inondazione che cancellò il resto dell'umanità.


Zacharia Sitchin espone la sua teoria sugli Anunnaki e sul pianeta Nibiru










           Alieni nell'antichità?   - puntata di Voyager



I DOGON E I NOMMO



Interessantissima è poi la tribù africana dei Dogon, un popolo la cui tradizione orale ha veicolato attraverso i secoli la conoscenza del sistema binario di Sirio, costituita non solo da Sirio A, ma anche da Sirio B, orbitante intorno alla stella principale in un orbita ellittica dalla durata di 50 anni e assolutamente invisibile, se non adoperando i più sofisticati strumenti della scienza moderna.
Sirio B è in realtà una nana bianca e perciò possiede una densità estremamente elevata, fatto che i Dogon conoscevano bene dal momento che sostenevano che fosse composta di una sostanza "più pesante di tutto il ferro della Terra".


































Ancora una volta: com'è possibile che un popolo completamente digiuno delle moderne tecnologie, sia da millenni a conoscenza di realtà su cui solo negli ultimi anni la scienza d'avanguardia sta facendo luce!?
 Per sua stessa ammissione, questo popolo avrebbe appreso tali nozioni dai Nommo, strani esseri anfibi definiti anche "uomini-pesce" provenienti proprio da Sirio e approdati sul nostro pianeta sbarcando da un'"arca" di colore rosso fuoco mentre era in cielo e bianca una volta atterrata,  per poi fare ritorno sul loro pianeta a bordo di uno strano veicolo descritto dai Dogon come "un uovo gigante".
VIRACOCHA



Nel post "LA MITOLOGIA ANDINA" avevamo già parlato del Dio Viracocha, adorato dalle popolazioni sudamericane fin dalla più remota antichità. Ricordiamo trattarsi di una figura diffusamente descitta come un uomo anziano dai tratti somatici tipicamente europei, con la barba lunga e candida, che per camminare si appoggia ad un bastone. Proprio la figura del bastone assume un forte valore simbolico in quanto esso rappresenta il perno del Mulino Cesleste, o in altre parole l'asse terrestre: è lo scettro che governa le età del Mondo attraverso il lento, inesorabile macinare dei secoli, scandito dal ritmo della precessione degli equinozi. Di quì l'appellativo del Dio, "Tunapa Viracocha" (portatore di Mulino). In moltissimi miti antichi con valenze di tipo precessionale troviamo allusioni a mulini, bastoni, alberi maestri: una gran varietà di simboli indicanti proprio il succedersi delle Ere del mondo.


Di Viracocha, le antiche tradizioni popolari ci dicono che sorse dalle acque del lago Titicaca e, dopo aver creato il genere umano e avergli insegnato i fondamenti dell'astronomia, dell'agricoltura, dell'architettura e di altre materie necessarie al suo sviluppo sociale, ripartì per il mare con la promessa che un giorno avrebbe fatto ritorno tra quelle genti che tanto lo amavano e tanto gli dovevano.
Fu proprio per questa ragione che all'arrivo dei Conquistadores spagnoli, gli Incas - discendenti diretti di quel popolo andino vissuto tanto tempo prima - non opposero resistenza e, anzi, li accolsero con feste e onori: in quegli uomini europei, essi vedevano infatti il realizzarsi del ritorno promesso dal grande dio e atteso per millenni: il ritorno del popolo dei "Viracochas".



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