sabato 20 agosto 2011

LE STRADE DEL CUORE

Stasera sono confusa, e in vena di disquisire su uno dei massimi sistemi. L'amore, la coppia. Lo spunto per questa riflessione è venuto in un torrido dopocena, con la birra in circolo e la sigaretta che fa digerire, o fa solo male, a seconda dei punti di vista.
La colonna sonora per questa discussione potrebbe essere "DEPENDE" di Jarabe De Palo, quella che in buona sostanza dice, a chiare lettere, che :"Dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende". Questa è anche la mia visione, che credevo essere aperta a 360° su ogni dove. Ma mi devo ricredere, perchè forse non è così.
Allora. La fedeltà, la sincerità, in una coppia sono SEMPRE indispensabili?
 Senza riflettere, mi verrebbe naturale ripondere di sì. Infondo, sono una donna innamorata, convivo da anni con la mia partner e...solo l'idea di un tradimento, peggio ancora di un tradimento taciuto, mi porterebbe sull'orlo della peggior crisi della mia vita. Forse non ne uscirei più, forse addirittura, chi lo sa, potrei prendere in considerazione l'idea del suicidio. O dell'omicidio...Mah!Chi può dirlo, senza averlo vissuto? Di sicuro, non io.
 Credo sia facile, troppo facile e troppo stupido, parlare di situazioni che non si sono vissute. Dire "io non farei mai..." o "a me non capiterebbe!" Che ne sapete? La vita può sorprenderci, sempre. E, di solito, lo fa.
Il discorso è nato parlando di persone bisessuali.
 Benchè non sia esattamente il mio caso (non mi sono mai innamorata di un uomo) posso capire chi,  "tra lui e lei, sceglier non saprei!".
Posso capire, inoltre, come la bisessualità possa diventare un vero e proprio incubo per una persona che crede fortemente nella coppia, magari nel matrimonio, insomma, in un rapporto vero "a due", che sia con un partner del proprio oppure dell'altro sesso. Immagino che, in questo caso, la scelta di fedeltà ricada sulla persona di cui il bisessuale si è innamorato. E può essere una scelta validissima. Però, durante una crisi, la differenza tra il bisessuale e l'etero, o tra il bisessuale e l'omosessuale, è che chi non ha preferenze (e sono convinta che possano esistere bisessuali che, davvero, non sappiano che direzione scegliere!) ha più possibilità di scelta.
   Invece il mio interlocutore sostiene che una preferenza ce la devi avere, per forza. La mia mentalità aperta a 360° sulle opinioni del mondo, improvvisamente vacilla. Perchè non sopporto i punti di vista limitanti. Li rispetto (o vorrei rispettarli, quantomento!) ma mi fanno imbestialire!
L'arroganza di chi vede solo un colore, e nega l'esistenza degli altri, mi fa davvero perdere le staffe. Forse perchè, a mia volta, sono arrogante: magari, voglio dire, sono soltanto io a vedere un arcobaleno che non esiste!
Da lì, il discorso si è portato sulla coppia in genereale, su quanto sia importante la fedeltà  e l'onestà. Sono d'accordo, anzi, sono d'accordissimo. Ma, per favore, non usate con me i termini "MAI" e "SEMPRE", perchè in questo modo state limitando le possibilità della vita di sorprenderci. Queste due paroline, ve lo garantisco, sono in grado di stravolgere il senso delle cose. Sono in grado di farmi arrabbiare!
Accetto che una persona dica "Io il mio rapporto di coppia lo imposto su questi valori, se dovessi innamorarmi di un'altra persona, lascio quella con cui sto."
Come si può dar torto a una persona che esordisce così? Impossibile! Ma basta cambiare punto di vista, e ci provo con un esempio.
Marco e Lucia stanno insieme da dieci anni, si amano. Marco però, da molti mesi, non nota più Lucia, la dà per scontata. Lavora sempre, mai uno sguardo o una carezza, la tratta come una suppellettile, preziosa ma...scontata. Lucia cerca più volte di farglielo notare, ne parlano, ma le cose non migliorano. Al lavoro, Lucia conosce Nicola, un uomo attraente che le fa una tenera e appassionata corte. Lei declina i suoi inviti, vuole restare fedele a Marco ma, un giorno, Nicola la prende teneramente fra le braccia e la bacia. Il suo cervello e il suo cuore (o il suo corpo, che aveva dimenticato il nome della Passione) iniziano a duellare in lei, e la razionalità perde la battaglia. Lucia si lascia sedurre da Nicola! Fanno l'amore e, appena finito, lei sente un vuoto sordo piombarle addosso. Riconosce di aver fatto lo sbaglio peggiore della sua vita. Guardando l'uomo che ha appena amato rivestirsi, prova un forte senso di fastidio. Non lo vuole rivedere mai più, e glielo dice. Fare l'amore con Nicola le ha fatto solo capire quanto, per lei, il sesso non abbia nessuna attrattiva se non lo fa con Marco.
"Certo," dice il mio interlocutore," è facile accorgersene, dopo essersela spassata! "
Ma noi, che sappiamo quello che prova Lucia, cosa riteniamo dovrebbe fare?
E' più giusto liberarsi la coscienza da questo peso enorme, che la fa soffrire, che la fa sentire sporca e viscida, o tenersi tutto dentro?
Il mio interlocutore  (che - perdonatemi lo sfogo! - vive nel Magico Mondo del Mio Minipony!!) è categorico: "glielo deve dire subito, deve lasciargli il diritto di decidere se continuare a stare con lei, oppure no."
Io invece, credo che, in casi come questo, sia meglio tacere, e non per codardia, o per egoismo.
Semplicemente, perchè Lucia ha davvero riconosciuto il suo errore, è estremamente pentita e vorrebbe tornare indietro e cancellare quella cosa che la sta divorando dentro. Sa che non lo fara più, e non perchè ha paura di perdere Marco, ma perchè ha capito che solo lui può farle provare la gioia di fare l'amore con un uomo. Solo Marco.
Allora, dico io, sarebbe più da codardi andare dal marito e  confessargli il proprio peccato, liberarsi la coscienza, anche se questo vorrebbe dire ferirlo a morte. Una simile notizia lo annienterebbe, come uomo e come marito. Il loro rapporto, grazie alla sincerità, sarebbe un animale ferito che non può guarire. Puoi bendargli le ferite, ma non sarà mai più l'amore puro di un tempo.
Oppure, Lucia potrebbe usare il proprio errore per essere più vicina a Marco, per dimostrargli quello che ha appreso tra le braccia di un altro: che vuole lui, solo lui. Sarà meno scontrosa, quando lui avrà poco tempo da dedicarle, e in questo modo, forse il loro rapporto potrebbe rinascere, più forte di prima.
"Che ne è del rapporto di coppia, che è complicità assoluta!?" tuona il mio interlocutore "Allora, ognuno vive nel suo mondo!"
"Il rapporto di coppia è complicità," rispondo io "ma non Assoluta. L'amore è prima di tutto l'incontro tra due mondi, che però sono separati, e devono restare distinti."
Penso che presterò al mio interlocutore "LETTERE DAL PROFETA" di Kahlil Gibran. Lo ha già letto, lo ha già amato...
...Forse, stavolta, ne capirà anche il senso!

"'Che l'uomo e la donna siano capaci di riempire il calice l'uno dell'altra, ma che non bevano mai dalla stessa coppa'


 (Cattiva, perfida, spocchiosa, arrogante pezza di xxxda che sono!)
- MA CHE GODIMENTO, SFOGARMI QUI'! -

martedì 9 agosto 2011

IL DONO

        Finalmente sono tornata! Non tanto sul blog, che non abbandono mai realmente. Quanto nella mia pelle, nella mia anima.
Finalmente ho ripreso a scrivere!
Ognuno di noi nasce con un dono, o una semplice passione. Qualcosa che, insomma, gli riesce meglio di ogni altra cosa. Infondo, che il risultato sia soddisfacente, o mediocre, o sublime, non ha importanza. Quello che conta è che, mentre lo si fa, ci si senta vivi, profondamente congiunti alla nostra vera essenza. In altre parole, in armonia con chi siamo davvero.
Questa è una cosa che riesce bene ai bambini. Da loro, infatti, è proprio questo che ci si aspetta: che imparino ad esprimere sè stessi, non importa se con il disegno, o i "temini", o la musica o il teatrino della scuola.  Incoraggiati dai genitori e dalle maestre, i piccoli scoprono e affinano una loro particolare abilità, e provano piacere nel praticarla. E sono FELICI!! Mai  visto un bambino che disegna, avendo scelto di farlo, e che sia infelice? No, vero?
Già. Ma poi, inevitabilmente, si cresce.
Il mondo giudica tutto, comprese le più intime e genuine espressioni di noi stessi. E non sempre, purtroppo, quei giudizi sono positivi.
Prendiamo il bambino di prima, che ama disegnare e passa ore a dare forma al suo mondo attraverso i colori.
Il cielo, che sta in alto, è una semplice strisciolina azzurra sulla sommità del foglio. Il prato, invece, è un rettangolo verde che abbraccia tutto il lato inferiore della pagina, ovvero dell'orizzonte del bambino. Tra l'azzurro del cielo e il verde del prato, l'orizzonte rimane bianco. Be', che c'è di strano? L'aria è trasparente!
Ma poi la mamma, che per lui vuole il meglio, gli dice che sì, il suo disegno è bello. Ma non capisce perchè abbia disegnato il cielo e la terra separati. I suoi occhi esperti, avvezzi a cogliere la profondità delle cose, non sono più in grado di vedere quanto è solo troppo semplice per essere compreso.
Col tempo, nonostante i progressi del figlio, lo incoraggerà ad impegnarsi nelle cose serie della vita. La scuola, ad esempio: la matematica, l'algebra...quella sì che è utile! (?!?) le traduzioni di latino e greco...il pensiero kantiano...tutta roba  che serve assai di più, nella vita, rispetto all'espressione di una personalità a cui, infondo - ed è questa la tremenda tragicità del messaggio! - non frega niente a nessuno.
Mano a mano che crescerà, che diventerà uomo, l'ex potenziale Picasso abbandonerà il suo personale dono, la sua passione, la sua vera strada, in favore di un lavoro sicuro che lo faccia arrivare a fine mese. Probabilmente si tratterà di un lavoro in cui non si riconoscerà affatto, che gli toglierà il gusto del mattino e l'incanto della notte. Ma pazienza! Basterà a pagare l'affitto.
Così, lentamente, la sua anima perderà la scintilla vitale, il vero senso delle cose. Il motivo del suo viaggio.
Si troverà in un mondo grigio, retto da una ferrea logica di causa-ed-effetto, rigido come l'algebra che da bambino lo aveva distolto dai suoi pennarelli. Accantonando il suo Dono, finirà col perderlo, e non si ricorderà nemmeno più che un giorno lo aveva posseduto.

Un momento!

Non sto suggerendo, a tutti gli aspiranti artisti, che in virtù della loro passione dovrebbero farsi mantenere dai genitori finchè non otterranno le glorie e gli onori che meritano!!!
Le glorie, gli onori, e soprattutto i soldi...potrebbero anche non arrivare MAI!
Lo ripeto, non è questo il punto.
Picasso non è un artista perchè i suoi dipinti sono valutati uno sproposito.
Picasso è un artista ed è un pittore perchè attraverso i suoi quadri era in grado di esprimere il suo pensiero, meglio di quanto non avrebbe mai potuto fare con le parole, o con un romanzo, o come attore o regista o scenografo o scultore o. (...) Ed è un artista ed un pittore perchè questo pensiero, indipendentemente dal gusto personale di chi guarda le sue opere, arriva a tutti, universalmente.
Quindi, per sbarcare il lunario, qualunque lavoro - purchè onesto - va bene.  (Anzi, coi tempi che corrono, va grasso!) Ma non bisogna mai dimenticare chi siamo davvero. Al di là dell'impiegato, del commesso, dell'idraulico, del manager, dello spazzino.
Dobbiamo nutrire la nostra passione, credere in lei. Usarla per sentire. Per ritrovare
                                    il senso delle cose.