martedì 9 agosto 2011

IL DONO

        Finalmente sono tornata! Non tanto sul blog, che non abbandono mai realmente. Quanto nella mia pelle, nella mia anima.
Finalmente ho ripreso a scrivere!
Ognuno di noi nasce con un dono, o una semplice passione. Qualcosa che, insomma, gli riesce meglio di ogni altra cosa. Infondo, che il risultato sia soddisfacente, o mediocre, o sublime, non ha importanza. Quello che conta è che, mentre lo si fa, ci si senta vivi, profondamente congiunti alla nostra vera essenza. In altre parole, in armonia con chi siamo davvero.
Questa è una cosa che riesce bene ai bambini. Da loro, infatti, è proprio questo che ci si aspetta: che imparino ad esprimere sè stessi, non importa se con il disegno, o i "temini", o la musica o il teatrino della scuola.  Incoraggiati dai genitori e dalle maestre, i piccoli scoprono e affinano una loro particolare abilità, e provano piacere nel praticarla. E sono FELICI!! Mai  visto un bambino che disegna, avendo scelto di farlo, e che sia infelice? No, vero?
Già. Ma poi, inevitabilmente, si cresce.
Il mondo giudica tutto, comprese le più intime e genuine espressioni di noi stessi. E non sempre, purtroppo, quei giudizi sono positivi.
Prendiamo il bambino di prima, che ama disegnare e passa ore a dare forma al suo mondo attraverso i colori.
Il cielo, che sta in alto, è una semplice strisciolina azzurra sulla sommità del foglio. Il prato, invece, è un rettangolo verde che abbraccia tutto il lato inferiore della pagina, ovvero dell'orizzonte del bambino. Tra l'azzurro del cielo e il verde del prato, l'orizzonte rimane bianco. Be', che c'è di strano? L'aria è trasparente!
Ma poi la mamma, che per lui vuole il meglio, gli dice che sì, il suo disegno è bello. Ma non capisce perchè abbia disegnato il cielo e la terra separati. I suoi occhi esperti, avvezzi a cogliere la profondità delle cose, non sono più in grado di vedere quanto è solo troppo semplice per essere compreso.
Col tempo, nonostante i progressi del figlio, lo incoraggerà ad impegnarsi nelle cose serie della vita. La scuola, ad esempio: la matematica, l'algebra...quella sì che è utile! (?!?) le traduzioni di latino e greco...il pensiero kantiano...tutta roba  che serve assai di più, nella vita, rispetto all'espressione di una personalità a cui, infondo - ed è questa la tremenda tragicità del messaggio! - non frega niente a nessuno.
Mano a mano che crescerà, che diventerà uomo, l'ex potenziale Picasso abbandonerà il suo personale dono, la sua passione, la sua vera strada, in favore di un lavoro sicuro che lo faccia arrivare a fine mese. Probabilmente si tratterà di un lavoro in cui non si riconoscerà affatto, che gli toglierà il gusto del mattino e l'incanto della notte. Ma pazienza! Basterà a pagare l'affitto.
Così, lentamente, la sua anima perderà la scintilla vitale, il vero senso delle cose. Il motivo del suo viaggio.
Si troverà in un mondo grigio, retto da una ferrea logica di causa-ed-effetto, rigido come l'algebra che da bambino lo aveva distolto dai suoi pennarelli. Accantonando il suo Dono, finirà col perderlo, e non si ricorderà nemmeno più che un giorno lo aveva posseduto.

Un momento!

Non sto suggerendo, a tutti gli aspiranti artisti, che in virtù della loro passione dovrebbero farsi mantenere dai genitori finchè non otterranno le glorie e gli onori che meritano!!!
Le glorie, gli onori, e soprattutto i soldi...potrebbero anche non arrivare MAI!
Lo ripeto, non è questo il punto.
Picasso non è un artista perchè i suoi dipinti sono valutati uno sproposito.
Picasso è un artista ed è un pittore perchè attraverso i suoi quadri era in grado di esprimere il suo pensiero, meglio di quanto non avrebbe mai potuto fare con le parole, o con un romanzo, o come attore o regista o scenografo o scultore o. (...) Ed è un artista ed un pittore perchè questo pensiero, indipendentemente dal gusto personale di chi guarda le sue opere, arriva a tutti, universalmente.
Quindi, per sbarcare il lunario, qualunque lavoro - purchè onesto - va bene.  (Anzi, coi tempi che corrono, va grasso!) Ma non bisogna mai dimenticare chi siamo davvero. Al di là dell'impiegato, del commesso, dell'idraulico, del manager, dello spazzino.
Dobbiamo nutrire la nostra passione, credere in lei. Usarla per sentire. Per ritrovare
                                    il senso delle cose.

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