martedì 6 settembre 2011

LE CASCATE DEL BUCAMANTE

Avevamo già il biglietto del treno pronto, per due persone e per due bici, per un lungo giro da Carpi a Mantova con il treno (e mountain bikes al seguito) per poi continuare fino a Peschiera del Garda, pedalando.
Ma, purtroppo, non avevamo fatto i conti con il meteo. Stamattina, aprendo la finestra, il cielo plumbeo e una brezza più che frizzantina ci hanno fatto desistere dal nostro iniziale proposito.
Poco male! Da diverso tempo, infatti, avevamo in programma di visitare le Cascate del Bucamante che, al vantaggio di essere molto vicine (si trovano a Monfestino, frazione di Serramazzoni) uniscono il fascino di un'antica leggenda.
Le Cascate del Bucamante devono infatti il loro nome alla tragica storia del pastore Titiro e della nobile dama Odina, diciassettenne, bionda e bellissima.
La damigella era solita fare lunghe passeggiate per i boschi in compagnia della sua domestica. Durante una di queste scampagnate incontrò il giovane pastore Titiro, anch'egli bello come un angelo.
I due si innamorarono all'istante e, dopo quel primo giorno si incontrarono ancora, in segreto. Un giorno però, la domestica li sorprese e, forse rosa dall'invidia, corse a raccontare tutto ai genitori di Odina, che decisero di rinchiudere la figlia nel castello.
Una mattina, però, Odina riuscì a fuggire e, correndo senza mai fermarsi, raggiunse Titiro. Nel frattempo le ricerche della fanciulla erano iniziate; così, quando i due innamorati udirono le voci dei domestici tra gli alberi, ormai vicinissimi, capirono che per il loro amore non ci sarebbe stato scampo. Decisero così di gettarsi nella cascata, stretti in un tenero abbraccio che li avrebbe uniti per l'eternità. Nella caduta, il peso dei loro corpi avvinghiati fece cedere il terreno sotto la cascata, che da allora - in omaggio a questa tragica vicenda - prende il nome di Bucamante.
Per arrivare alle cascate è possibile prendere due sentieri, denominati appunto "Titiro" e "Odina". Noi, per parcondicio li abbiamo seguiti entrambi: Titiro all'andata, Odina al ritorno.
Devo ammettere che il nome del primo è piuttosto azzeccato: il sentiero "Titiro", "ti-tira" davvero! Se lo fate all'andata, da Granarolo, come abbiamo fatto noi, è tutto in salita! Non vi dico il male ai polpacci! :-O Però ne è valsa la pena, soprattutto quando, tra gli alberi fitti, abbiamo sentito il rumore dell'acqua che scorre. Da lì abbiamo seguito il sentiero fino alle cascate, caratterizzate da un maestoso masso sul quale ci siamo arrampicate come scimmie per scattare le foto da una visuale più ampia. WOW! Dopo un delizioso pranzo al sacco, abbiamo continuato la risalita, su e giù per sentieri appena segnati e davvero MOLTO sdrucciolevoli, ma anche attraverso caratteristici ponticelli composti da tronchi di albero incastrati, fino alla Muschiosa: ennesimo salto della cascata interamente coperto da muschio. Le foto renderanno certo molto più delle mie parole, ma sembrava di avventurarsi attraverso una foresta incantata. Davvero, non mi sarei sorpresa se, di colpo, fossero spuntate un paio di fatine dei boschi, o qualche folletto dei monti...!!
Il sole che cercava di penetrare tra le fronde degli alberi, poi, conferiva all'ambiente, già di per sè molto suggestivo, una luce molto particolare, quasi surreale. Prima di imboccare il sentiero di Odina per fare ritorno alla macchina, abbiamo apprezzato le rocce a zampa di leone: pietre perfettamente piatte, levigate dall'erosione dell'acqua che si ferma su di loro formando una scala di specchi lucenti.
Ultima chicca: la costante pioggia di foglie del periodo ne ha lasciata cadere qualcuna, ancora verde, su qualche "gradino". Lambite dall'acqua, nel pallido riflesso di un sole poco convinto, sembrano smeraldi preziosi e gemme incastonate nella roccia.
A volte non serve andare lontano per entrare nel bosco delle favole di Perrault!

clicca quì per vedere le foto!

1 commento:

  1. cosa devo mettere sul tomtom per arrivare all'inizio della passeggiata

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