martedì 29 maggio 2012

TERREMOTO IN EMILIA ROMAGNA: VIVERE NELLA PAURA

Ore 9.00 - Modena, Centro Comm.le xxxxx
L'addetta alla sicurezza sta aprendo la prima porta. Ha appena dato l'okay alla collega che si trova all'altro lato del Centro Commerciale, per l'apertura del  terzo e del quarto ingresso.
"Vai, bella.!"
"Okay, apro!"
La prima ragazza chiude la telefonata. Toglie i lucchetti alla porta esterna lato Gelateria, e ed ora pigia il tasto "Automatico" sulla centralina dei selettori della porta antipanico.
Quella addetta alla sicurezza sono io.
Improvvisamente mi gira la testa, sento un terribile ronzìo nelle orecchie. Mi sembra che il cervello galleggi nel cranio. Nella prima frazione di secondo penso di aver avuto un capogiro, ma poi capisco che in realtà sto benissimo, almeno per il momento, e che quella terribile sensazione di vuoto sotto i piedi, di un'agghiacciante assenza di gravità, è in realtà un violentissimo terremoto. Il secondo veramente forte, dopo la prima scossa di domenica 20 maggio.
Ma devo mantenere la calma, o almeno provarci, perchè le commesse dei negozi si sono fiondate nei corridoi della galleria colte da un giustificatissimo panico, e non sarei di aiuto se cedessi anche io alla paura. Eppure ne ho tanta. Nel frattempo la scossa è finita, ed ora che fare? Mentre procedo verso il secondo ingresso alcuni clienti entrano. Dovrei farli restare fuori? Non riesco a raggiungere il Responsabile della Sicurezza perchè le linee sono intasate, e in ogni caso le commesse dei negozi in prossimità del secondo ingresso hanno bisogno di raggiungere l'uscita più vicina: non ho il tempo di bloccarli. Passa qualche minuto che sembra un'eternità, in cui il panico deriva più dal non sapere cosa fare che dal terremoto in sè, infine arriva la Direzione e pone me e i miei colleghi a presidiare gli ingressi perchè la gente non entri.
Incredibile ma vero, anche in occasione di una tale calamità naturale la gente non pensa che a fare shopping!  Qualche cliente tenta di eludere la mia sorveglianza, fortunatamente lo blocco prima che possa entrare e farsi seriamente male, qualcun altro sembra contrariato e perplesso dal divieto di ingresso.
Gli addetti invece non vedono l'ora di abbandonare il Centro Commerciale, e si fiondano fuori, nei punti di raccolta. Loro vogliono solo raggiungere i propri cari, sono in preda al panico perchè il marito, la moglie, la mamma non rispondono, e il bambino è a scuola, come staranno?
Sinceramente, messi in sicurezza gli addetti e i clienti, e naturalmente me stessa e i colleghi, raggiungere Lela è il mio primo pensiero.
Un tentativo dopo l'altro, tutti stupidi, certo - perchè in casi come questo bisogna assolutamente evitare di intasare le linee telefoniche, ma anche del tutto inutili.
Saperla a 30 km da me, al lavoro in un altro centro commerciale, meno stabile di quello in cui mi trovo io e comunque più vicino all'epicentro, mi fa uscire di testa. Mille pensieri mi affollano la mente: devo essere lucida. Come posso aiutare, svolgendo al meglio il mio lavoro? Dove è maggiormente richiesta la mia presenza? Ma alla fine, quanto è utile la mia presenza? In realtà non riesco a pensare ad altro che a lei, non posso e non voglio credere che le sia capitato qualcosa, anche se in occasione della scorsa scossa violenta il suo posto di lavoro si era rivelato tutto fuorchè sicuro..
Insisto a chiamarla...riesco a prendere la linea ma squilla libero, non risponde...Oddio, no! Non può essere! Solo tre ore fa mi ha salutato, mi ha promesso un pomeriggio rilassante in sua compagnia...
Il ricordo delle sue ultime parole dolci mi lacera dentro...
"Lety, vai in Sala Controllo e prepara 10 cartelli di avviso per la clientela: CAUSA TERREMOTO OGGI IL CENTRO COMMERCIALE APRIRA' ALLE 12.00".
Assurdo, penso, giusto il tempo di riallestire la merce caduta dagli scaffali e poi pensano di riaprire come nulla fosse. Ma queste sono le direttive, e le eseguo.
O perlomeno ci provo! Non faccio in tempo a sedermi al computer che qualcuno mi chiama a gran voce: un'addetta alle pulizie si è sentita male, bisogna soccorrerla! Basta un cenno al Responsabile di Sicurezza e gli cedo il posto mentre mi fiondo fuori. Sul cortile davanti all'ingresso A individuo tra la gente raccolta in abbracci e pianti un capanello di persone intorno ad un cencio verde: la divisa dell'addetta colta dal malore. Mi avvicino e inizio subito a comporre il 118. Squilla a lungo prima che riesca a parlare con l'operatore del Pronto Soccorso.
  Un'altra signora, forse una cliente, anch'essa impegnata a chiamare un'ambulanza, ha più fortuna di me.
"Pronto! E' il Centro Commerciale xxxxxx  , serve un'ambulanza! Subito!"grida al cellulare.
Le faccio cenno di passarmi il telefono e la donna, un po' riluttante, lo fa.
"Buongiorno," cerco di mantenere la voce calma, anche se dentro mi sento ribollire il sangue, perchè l'addetta delle pulizie sta sudando e sembra aver perso la parola, e non è tanto giovane e non so cosa possa avere - anche se sospetto una forte crisi di panico "Centro comm.le xxxxx,  via xxxxxxxx di Modena. Una donna sui cinquanta-sessanta anni si è sentita male, suda e non riesce a parlare..."
   "Non sente più le gambe!" grida un ragazzo accucciato su di lei.
Lo ripeto all'operatore, ben sapendo quanto sia importante fornire quante più informazioni possibili in questi casi, ma la risposta dell'operatore sanitario mi gela:
"Mi dispiace, ma purtroppo abbiamo tre morti e tantissimi feriti, non possiamo occuparci della signora..."
Fortunatamente poco dopo arriva il figlio, così io torno dentro a presidiare il centralino.
Gli addetti sono nel panico, vorrebbero andarsene ma le direttive sono diverse, i responsabili verificano la struttura e valutano il da farsi...la gente chiama per sapere se siamo aperti, qualcuno fa addirittura battute poco felici sul fatto che non possiamo prevedere la prossima scossa. 
Poi il mio cellulare squilla, e una voce amica mi dice che Lela sta bene, è in macchina. 
Dal sollievo scoppio a piangere, mi sento una donna nuova. Vorrei solo essere con lei. 
Poco dopo lei citofona al campanello dell'ingresso dipendenti. Mi fiondo fuori e ci abbracciamo, stai bene, sì ma da me è crollato tutto, qualcuno si è fatto male...Non avevo il cellulare con me!
Torno dentro, la tensione è sempre forte ma almeno ora sono tranquilla. Poi la terra trema un'altra volta. Manca poco alle 12,00, e ormai è chiaro che non apriremo il centro. 
Per fortuna. Ora bisogna fare il giro di chiusura. Tu chiudi l'iper, io gli uffici, poi penseremo alla galleria. Okay, capo.
Ma ci sono ancora degli addetti dentro, e un nuovo scossone fortissimo, alle 12,56, ci convince ad uscire sul cortile e a restarci. 
Lei mi sta aspettando in macchina. Mi avvicino e lei si infuria perchè non mollo tutto e non me ne vado, come hanno fatto i commessi. Le rispondo che non posso, è il mio lavoro. 
Alle 14,00 un collega mi sostituisce, rimarrà da solo fino alle 18,00 e poi se ne andrà a casa. Non mi sento tranquilla a lasciarlo lì, ma io abito a Carpi, molto vicino all'epicentro, e non ho ancora visto la mia casa in che condizioni è. 
L'abbiamo appena acquistata, accollandoci un mutuo trentennale, ed è il frutto dei nostri sogni, arredata e pensata su misura per noi. La amiamo, la amo, è parte di me. Devo vedere come sta, dato che non è di recente costruzione. 
Così vado a casa. In auto, le notizie che piovono dalla radio sono tutt'altro che rassicuranti. Ci saranno altre scosse, forse persino più violente di queste. Lela mi precede con la sua auto. 
Entriamo circospette nella palazzina deserta, che almeno all'esterno non sembra aver riportato danni. 
Anche dentro è tutto normale, forse le scale hanno qualche lesione in più, ma non sembrano pericolose.
L'appartamento è a posto, a parte il fatto che si è aperta l'anta della parete della sala in cui custodivamo i liquori, e che il pavimento è un puzzle di libri e vetri rotti e alcol. 
Riempiamo due zaini con un cambio di biancheria, acqua e bibite, confezioni di bresaola rimaste dall'ultima spesa e ci accampiamo in macchina, nel cortile del palazzo, spero abbastanza lontano per schivare un possibile crollo.
In garage ho tutto l'occorrente per passare una notte fuori. Mi armo di prolunga e grazie alla connessione wi-fi disponiamo di internet e di notizie in tempo reale. Non ci annoieremo neanche un po', mi sa...
Come in campeggio, dai.
Già. Solo che la terra non la smette di tremare. Solo che sono in piedi dalle 4,00 e domani devo aprire l'iper alle ore 4,00, il che significa che dovrei svegliarmi alle 3,00. Sempre se riesco a dormire un po'.
Solo che non so quando potrebbe venire una nuova scossa forte. A giudicare dalle ultime, temo presto. 
Magari proprio domani, con la gente a fare la spesa. 
Dio, speriamo di no!
Speriamo la smetta!
Speriamo che Madre Terra abbia pietà di noi!


Ecco le terribili foto della nostra zona...







3 commenti:

  1. Santo cielo, tu hai vissuto il terremoto sulla tua pelle, ho letto questo articolo oggi, mi aveva distratto il tuo ultimo articolo.
    Come stai Letizia, dove sei? Sono preoccupata....molto, spero che tu possa leggere queste righe....Fammi sapere per favore...
    Un abbraccio immenso, scusami, ma non avevo letto questo articolo, sono ritornata più volte, e non l'avevo visto...ora capisco il tuo silenzio....Fammi sapere se oggi è tutto a posto ...Un abbraccio immenso...
    Angie

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  2. Ciao cara Angie,
    temo di dover essere io a scusarmi, perchè in realtà il mio silenzio -ringraziando il cielo - è dovuto a una cosa bella che bolle in pentola, per la quale sono molto felice ma anche estremamente impegnata!! spero andrà a buon fine, e se sarà così, te lo farò senz'altro. Ne approfitto per rivolgere le mie scuse a tutti i lettori, ribadisco che questo blog è essenzialmente un diario virtuale per me, dunque NON LO ABBANDONERO' MAI e con santa pazienza di tutti porterò a termine i vari progetti iniziati, ma purtroppo il tempo è poco, e non riesco ad aggiornarlo con la frequenza che vorrei.
    Tornando al post...tranquilla, sto bene, stiamo tutti bene in famiglia.
    Ma non nego che è stato spaventoso, soprattutto il fatto di non poter aver notizie dei propri cari mentre senti ovunque ambulanze e notizie di morti e feriti...
    molta povera gente ha perso casa e lavoro, e anche se in questi mesi si è detto di noi emiliani che siamo gente che non molla e non si perde d'animo, il che è vero, ci vorranno molti anni per riportare le cose alla normalità. Quando ho scritto questo post ero in macchina, che è stata la mia casa per 9 giorni. Dormire in auto, lavarsi dove capita, tornare dal lavoro e non avere un posto in cui tornare è una cosa devastante.
    fortunatamente la mia casa non ha subito danni, il lavoro ce l'ho sempre, insomma...posso davvero dire di essere stata super fortunata!
    una parola di gratitudine voglio spenderla per gli aiuti, che sono giunti da tutta italia e numerosissimi, e stanno ancora arrivando, sperando che giungano a chi ha bisogno e non alle casse dei comuni!
    una mattina, durante una delle notti in macchina, ci siamo svegliate alle 5,00 del mattino e siamo scese dall'auto. Avevamo patcheggiato in un piazzale, piuttosto affollato di sfollati come noi, molto vicino all'uscita di carpi dell'autostrada. E abbiamo assistito a uno spettacolo mozzafiato.
    Dall'autostrada, diretti ai centri colpiti dal terremoto, proveniva una coda lunghissima, davvero interminabile, di automezzi della protezione civile, dei vigili del fuoco, forze dell'ordine, associazioni umanitarie, provenienti da TUTTA ITALIA! Procedevano in fila, con i lampeggianti accesi ma silenziosamente, e sembravano proprio non finire mai.
    Non nascondo che mi sono commossa... Purtroppo le disgrazie capitano, ma vedere tutta questa solidarietà dai propri connazionali è stato, ed è, di grande aiuto.
    Un grazie di cuore a TUTTI, e anche a chi, come te Angie, è stato in pena per noi. Teniamo botta!!

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    1. Sono lieta che tu abbia qualcosa di bello, dopo tutta la paura... e sono felice che tante persone, siano arrivate ad aiutarvi, credo che qualcuno che conosco sia arrivato anche da Pistoia (la città dove abito), la solidarietà fa bene al cuore.
      Sono stata molto in pena e ti ringrazio davvero tanto, per questa risposta.
      Ovviamente ti auguro il meglio ed estendo questo a tutti coloro che hanno sofferto tanto.
      Un abbraccio speciale a te
      Angie

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