giovedì 24 maggio 2012

TRENTINO, VAL DI FASSA

Mai regalo fu più gradito di quello che mi ha donato il mio cuoricino per i miei 31 anni:
un luuuuungooooo week-end (da Domenica a Giovedì) in Val di Fassa, meravigliosa zona del Trentino!
Siamo partite domenica 20 maggio, poche ore dopo il terribile terremoto che si è abbattuto sulla nostra regione e sulla nostra provincia, dopo un pessimo risveglio alle ore 04,04 del mattino. 
  (Mi propongo di dedicare un post a questo argomento:  non potrei far passare sotto silenzio qualcosa che ha toccato così da vicino la mia gente e anche me sebbene, grazie al Cielo, la mia abitazione e la mia vita non abbiano subito alcun danno.  Ma questo post deve rimanere un'isola felice, il chiaro ricordo di quattro giorni paradisiaci trascorsi in una terra meravigliosa e stupefacente, che toglie il fiato per la sua bellezza.) 
Dopo qualche ora di lavoro, siamo arrivate all'Hotel di Soraga (TN) "La Madonnina" alle ore 14,00,appena tre ore dopo aver imboccato l'Autostrada. 
A causa della pioggia insistente siamo rimaste in Hotel tutto il pomeriggio, a spassarcela nel Centro Benessere dell'Hotel, un'area suggestiva e arredata con gusto e calore dove rilassarsi nella piscina con il fondo di sassi, nella vasca idromassaggio con l'acqua calda, nel bagno turco e nelle due saune. Da sottolineare che l'uso dell'area wellness era compreso nel modestissimo prezzo del trattamento a mezza pensione con ricca colazione a buffet e cena a tre portate, senza aggiungere altro se non l'affitto degli accappatoi e l'acquisto delle cuffiette. 
La cena squisita che è seguita è stata poi il preludio per una lunga nottata di sonno in una comoda stanza con vista sulle dolomiti. Sono crollata alle nove e mezza di sera, e ho dormito di filato fino alle 7,00, quando è suonata la sveglia per prepararsi alla colazione. 
Dopo esserci rimpinzate per bene, siamo partite alla volta delle Torri del Vajolet, incoraggiate dal caldo sole mattutino. Abbiamo lasciato l'auto nel paesello di Muncion, avventurandoci con gli zaini in spalla e i bastoni da trekking per una stradina tutta curve e salita verso il massiccio del Catinaccio. Dopo circa un km abbiamo lasciato la strada per intraprendere un faticoso ma affascinante sentiero in mezzo alla foresta indicante il Rifugio Gardeccia, e insieme al sudore sono arrivate tante deliziose scoperte!
Il rumore del bosco, con il martellìo insistente di un picchio nascosto nel folto degli alberi; un fruscìo nel terreno tappezzato di aghi di pino e rami rotti, e il guizzo della soffice e nera coda di uno scoiattolo in fuga. 
Una mandria di mufloni selvatici, capitanati da un maschio con magnifiche corna: immobili davanti a noi giusto per il tempo di una foto un po' sgranata, e poi già spariti tra i pini più a valle. 
Tra un'emozione e l'altra siamo giunte ad un bivio. Una rapida consultazione alla cartina e Lela sapeva già qual era il sentiero per noi: "Il sentiero delle Leggende", un po' dissestato ma forse proprio per questo meno faticoso del precedente. Mano a mano che salivamo di quota, lasciandoci la foresta alle spalle, la vegetazione cambiava a vista d'occhio. I sempreverdi ai lati del sentiero si facevano via via più bassi e più radi, per lasciare il posto ai muschi e a ispidi cespugli.  
Ad ogni passo, davanti a noi le rocciose pareti del Catinaccio si snudavano maggiormente, imponenti e rosse, dalle vetti appuntite o squadrate e coperte di neve. 
Di tanto in tanto, un rombo sordo sembrava salire dal profondo della terra, o dall'immensità del cielo. Un aereo? Un temporale in arrivo? In quella natura selvaggia, apparentemente lontana dalle arti dell'Uomo,  un brivido di paura ci ha percorso la schiena. Poi l'abbiamo vista! Abbiamo visto la cascata scivolare lungo una profonda  fenditura lungo il fianco del Catinaccio. Dunque era l'acqua a causare quel ringhio terrificante! Solo che non era acqua. Il tempo di individuarne il punto di caduta, e la verità ci ha riservato l'ennesima sorpresa: stavamo assistendo a una slavina, anzi, a più slavine, che si verificavano un po' ovunque sul Catinaccio, quando meno ce lo saremmo aspettate. Tuttavia le più grandi sembravano provenire proprio dal gruppo di vette rocciose chiamate col romantico e suggestivo nome di Torri del Vajolet, ovvero la nostra meta. In ogni caso, slavina o no, salita ripidissima e stanchezza e neve, siamo giunte caparbiamente al Rifugio del Vajolet, dove abbiamo fatto fuori il nostro pranzo al sacco, stando attente a non dividerlo con i numerosi e per nulla timidi uccellacci neri che ci volteggiavano intorno. (Corvi? O  che altro!?  Eccheccavolo! Vabbè che ero stanca morta, ma non ero ancora deceduta, che mi giravano intorno come avvoltoi famelici!)
La discesa è stata più breve, ma comunque faticosa, anche se abbiamo scelto la strada asfaltata subito dopo aver passato il rifugio della Gradeccia, e il pomeriggio...Relax dei muscoli intorpiditi nel Centro Benessere!
Mercoledì, ancora disfatte per la scarpinata del giorno prima, siamo salite sul Sass Pordoi, questa volta col provvidenziale aiuto della Funivia. E due occhi davvero non bastavano per tutta quella sconfinata, meravigliosa, terrificante, indescrivibile bellezza...!
Il Trentino è S T U P E N D O!! le Dolomiti superbe!
Vi lascio alla slideshow, sperando che riesca a rendere un decimo di quello splendore! 


1 commento:

  1. Complimenti per il tuo avventuroso racconto! Ve ne sono successe di tutti i colori a quanto pare, tra lavine mufloni ed il panorama del Catinaccio... la Val di Fassa riesce sempre a stupire, soprattutto in questo periodo che non c'è tanta gente in giro e quindi risulta tutto più bello e silenzioso.
    Ciao ciao e complimenti ancora!

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