giovedì 26 settembre 2013

FREEWRITING SUL BLOG: UNA SCELTA CORAGGIOSA...

...O una decisione incosciente, un suicidio sociale e letterario?
Probabilmente entrambe le cose. Del resto, ogni prova di coraggio porta con sé - inevitabilmente - anche una certa misura di incoscienza. Pazienza! Oggi mi sento temeraria.
Già... Forse a quest'ora, se recentemente non fossi venuta a conoscenza della tecnica del Free writing, sarei in ufficio dal mio capo, a chiarire una volta per tutte qual'è la mia posizione sulle imminenti modifiche all'organizzazione aziendale, e non qui ad annoiare i miei lettori con un flusso di pensieri disordinato e continuo. Ma per fortuna (o per sfortuna, sarà il tempo a decidere) giusto ieri, navigando sul web in cerca di ispirazione, mi sono imbattuta in questa tecnica che pare essere molto in voga tra gli scrittori afflitti dal celebre "blocco creativo".
Bene, provo a riassumere che cos'è e in che cosa consiste questo formidabile alleato di noi aspiranti imbrattascartoffie: il Free writing, appunto.
Allora, immaginiamo di essere lì, davanti al nostro documento di openoffice bianco come la paura, a spremerci le meningi in cerca dell'incipit giusto per il nostro racconto, o romanzo, o blog ecc... Insomma, le parole annaspano confuse dietro a idee disordinate e pallide, e nessuna ci convince al punto di tradurla nero su bianco. Quanti di voi abbiano mai provato a scrivere qualcosa, molto probabilmente avranno riconosciuto dai penosi sintomi la tremenda malattia che toglie voce ai poeti e ai romanzieri: il blocco dello scrittore.
Ora, il free writing, o "scrittura libera", secondo quanto affermato dagli appassionati di questa attività, consiste nello scrivere la prima cosa che ci balena in mente senza sottoporla ai filtri della ragione, seguitando a pigiare i tasti (o a muovere la penna sul foglio) secondo l'istinto, inanellando una parola dietro l'altra per un tempo prestabilito (di solito dieci minuti). Scaduto il tempo, misurato magari con un timer, si potrà correggere e completare la bozza, e magari accorgersi che - tutto sommato - non è poi da buttare via.
Ad esempio, se la nostra mano e il nostro subcosciente hanno prodotto per noi un pezzo abbastanza "efficace", si potrà salvarlo negli appunti e trarne spunto per una trama o anche solo per descrivere una scena in un'opera futura.
 Per parte mia, sono convintissima che la ragione e i suoi filtri siano il più grande ostacolo alla creatività, e dunque questa tecnica semplicissima mi è subito piaciuta un mondo: non costa niente, porta via solo dieci minuti, e in più regala materiale in abbondanza, a cui poter dare forma e significato in un secondo momento. Anzi, il Free writing non soltanto mi è piaciuto molto, non soltanto ho voluto sperimentarlo subito, ma ho deciso pure di postare le mie sbrodolature di pensiero senza filtri sul blog.
Questo, ricollegandomi all'apertura del post, comporta che io mi esponga "senza filtri" sul web. Sarò disposta a farlo? Per ora, credo di volerci provare. Ovvio che, in realtà, qualche prezioso filtro razionale resta sempre, e per quanto riguarda gli errori, ho accennato prima alla sacrosanta possibilità di correggere le bozze. Dunque, perché no? Mettiamoci in gioco, togliamoci le maschere, stop al "politicamente corretto", tiriamo fuori tutto (o quasi tutto!)... e vediamo che cosa ne viene fuori!
In fondo, non è questo che dovrebbe essere la scrittura?
Un atto di onestà, un grido libero e liberatorio.

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