giovedì 26 settembre 2013

SCRITTURA LIBERA - TESTO N°1 -

Provo una collera bastarda, rossa e densa come un sole d'Africa al tramonto.
Ma sotto l'orizzonte dei sentimenti cupi, c'è qualcosa di tenero e fresco, delicato e fragile. Ho paura di tirarlo fuori, potrebbe spezzarsi. Oppure potrei rompermi io. 
Davvero non esiste più l'amore? Eppure non ci credo, il mio cuore che non si commuove riesce ancora, forse, a provare turbamenti effimeri, il desiderio di amare un altro essere più di quanto sia in grado anche solo di immaginare. Ma per ora restano sensazioni scollegate, lontani echi, miraggi da beduino nel deserto. Sogni nel cassetto, insomma, o forse ancora meno di questo. Come posso amare qualcuno, se non credo più all'amore? Se tutto mi sembra inutile e confuso, un semplice patto con una società consumistica che usa chiunque, al solo scopo di trarne un qualche tipo di profitto?
Da quando ho smesso di amare? Da quando ho smesso di credere nell'intima bontà dell'uomo? E Anna Frank, che cos'avrebbe da dire ora, col doloroso senno di poi, riguardo questa sua dolce e ingenua convinzione? Me lo sono chiesta giusto ieri. Credo, come avrete già capito, che avrebbe radicalmente cambiato idea. Non si può amare il proprio carneficie, non si può amare il proprio usuraio... non si può amare il prossimo, fintanto che questi non ci ama a sua volta.
Il collegamento appare scontato, le saggezze popolari di ogni luogo ed epoca hanno già dato la loro risposta: non puoi essere amata fintanto che non ami qualcuno. Se non dai, non puoi avere nulla.
Okay, ma io non sono sempre stata così arida. Un tempo amavo molto, persino il prossimo, persino l'usuraio, persino il carnefice. E allora, cos'è cambiato? Non lo so. Sì, lo so.

Io. Sono cambiata io.


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