sabato 28 febbraio 2015

ANALISI DI UN'ATTRAZIONE

Lui la scruta, girandole intorno lentamente e senza posa, sotto la luce cruda della lampada. 
Se potesse distogliere lo sguardo da lei, anche solo per un attimo, le sue pupille annegherebbero nelle acque nere della stanza. E' invece necessario rimanere concentrato sul pallore di quel corpo perfetto, che beve la luce come una spugna, gonfiandosi e deformandosi sotto lo specchio della lente. Com'è possibile, si ripete lui, preso in egual misura da meraviglia e sconforto.
Fa caldo. Lui sente il sudore affiorare dai suoi pori aperti e inzuppargli la camicia. Fa così caldo, che senza dubbio lei non potrebbe rimanere vestita... Con quel cappotto, poi! Rosso, come la borsetta di marca e le scarpe basse, e come il filo di trucco che adombra la pelle morbida sotto le sue sopracciglia. Ma non ha importanza, perché lui non è ancora pronto a spogliarla.
Pensa al tempo che ogni giorno lei dedica a vestirsi, il tempo che, se lei facesse parte della sua vita, lui sarebbe costretto a buttare in attesa che lei sia pronta. I lunghi minuti di indecisione davanti allo specchio, la scelta rigorosa di ogni capo, l'attenzione ossessiva ai colori che abbina, agli stili e agli accessori che decide di sfoggiare per consegnarsi al mondo, per esprimersi nel mondo. Forse, anche per difendersi dal mondo. I suoi abiti costosi, il bouquet fiorito che si raccoglie tutto nella piega del suo collo, le corazze che servono sia a sedurre, sia a tenere a distanza quelli come lui, che la vorrebbe invece nuda, sudata e spettinata contro il petto.
E infatti lui non si lascia sedurre, mai; non perché non lo desideri, anzi, crede di non volere altro. Eppure le grazie delle donne, i loro capelli fermi, i loro baci cosmetici, le loro mani morbide e diafane, non hanno alcuna attrattiva per lui. Gli ricordano i cioccolatini prodotti in serie dalle industrie dolciarie, gustosi, incartati in confezioni dall'aspetto invitante e distribuiti in massa sugli scaffali di ogni supermercato, alla portata di tutti. Ecco: a quei dolci dozzinali, lui preferisce le palline di cacao e burro che faceva sua madre la domenica mattina.
E allora, come mai lei è riuscita a penetrare la sua linea di confine? Perché le sue guardie severe l'hanno lasciata passare? 
Si piega un po' su di lei. I suoi capelli, che odorano di arancio e cannella, sono acconciati secondo la moda del momento, dato questo che lui registra come un grave punto a sfavore, ritenendolo l'indice della mancanza di una personalità matura e saldamente strutturata. 
Si aggrappa a questa informazione come farebbe un naufrago con l'ultima scialuppa disponibile, sollevato di scorgere quello che, dal suo deserto disseminato di mine, sembra essere il miraggio della prima e forse unica pecca di lei. 
E' così, si dice lui, concentrandosi sulla linea morbida dei capelli e sul disordine - studiato in ogni dettaglio - delle ciocche che le incorniciano il volto. Non sa chi è, né chi vuole essere, e tu non puoi innamorarti di qualcuno che non ha la minima coscienza di sé. 
Assapora speranzoso il gusto inebriante della libertà, il senso di potenza derivante dall'essere completamente padrone di se stesso e del proprio desiderio, senza la presenza di un fantasma a passeggiargli su e giù per le vie della mente 
...Eppure deve ammettere che quella pettinatura impersonale le dona proprio, esalta l'ovale del viso e regala ancora più luce ai suoi occhi, come se quelli già non splendessero abbastanza! Ogni volta lui sente quello sguardo incredibile indagarlo con placida curiosità, così diritto e sfrontato, fino a bruciargli i vestiti, le labbra, la pelle nei punti su cui indugia; mentre lui, divenuto codardo di fronte a quegli occhi, si impegna sempre moltissimo a evitarli. 
Ma adesso lei è lì, nel fuoco freddo del suo pensiero, dove lui può scomporla ed esaminarla a suo piacimento, dove può addirittura immergere gli occhi nei suoi e lasciarli li a nuotare per tutto il tempo che vuole, senza timore di affondare. 
Decide invece di fare uno, due passi indietro, la abbraccia tutta quanta, ricompone i suoi pezzi sparsi come farebbe coi tasselli di un mosaico, in un lento e preciso lavoro di attenzione e pazienza. Dal particolare all'insieme.
Tutta la sua figura, i suoi colori, le proporzioni del suo corpo, rispondono all'armonia suprema del cosmo. La sua immagine è un'autentica gioia per gli occhi.
Non c' è nessuna smania sessuale nel suo piacere, e nemmeno il tumulto di un' emozione. Non ancora. 
Del resto non le ha ancora aperto il cranio né il petto per esaminarle cuore e cervello, di certo le sole parti anatomiche veramente responsabili della tenace avanzata di lei nelle sue lande oscure. A meno che, inconsapevolmente, lui non l'avesse in qualche modo guidata laggiù, nel luogo indifeso e palpitante da cui ora tenta di scacciarla. 
Forse, durante uno dei loro incontri, tentando di spingere lo sguardo nelle sue acque paludose, ha dimenticato la prudenza e si è sporto un po' troppo dalla riva. 
Magari le ha lasciato dentro un frammento del suo cristallo, che ora lei sfoggia con incosciente disinvoltura. Se fosse così, lui sarebbe salvo, libero dal pensiero ossessivo di lei. Teme però che, nello scambio, sia stata lei a regalargli qualcosa. Cos'è, infatti, questa nuova lucidità di pensiero, questa capacità, fino a ieri sconosciuta, di far tacere il suo cuore, di assoggettare il desiderio alla propria volontà, imbrigliandolo fino a quando anche la sua mente fosse stata pronta ad accoglierlo? 
Devono essere sinapsi straniere, riflessi estranei che appartengono a lei e che lui ha assorbito, senza essere cosciente di volerlo. 
Ma che parte ha avuto lei in questo processo di contaminazione animica? Sapeva che lo avrebbe reso schiavo dei suoi irritanti schemi mentali? Parlando con lui, prestandogli i suoi occhi miopi per guardare, sapeva che lo avrebbe modificato nel profondo? Che dopo di lei niente sarebbe più stato lo stesso? Che d'ora in poi, prima di esprimere la sua opinione su questo o su quello, lui si sarebbe inevitabilmente chiesto cosa ne avrebbe pensato lei?
In tal caso, quanta cattiveria dovrebbe esserci in quel cuore freddo, incapace di trovare un degno oggetto d'amore negli altri, in quelli che non apprezzano Bach, che non conoscono i congiuntivi, che urlano e dicono parolacce in pubblico; in quelli che indossano a cuor leggero il rosso sul verde e il giallo sul viola, che ruminano le gomme da masticare a fauci aperte. Sì, la sua impeccabile invaditrice possiede di certo un cuore individualista e rigido, di quelli che finiscono per trovare insopportabile la presenza di un'altra persona accanto, coi suoi ritmi, le sue esigenze, le sue intollerabili mancanze, con i suoi limiti a ricordare penosamente quanto l'Uomo sia in ogni momento, comunque e sempre, distante da Dio.
E' assetata di assoluto, la sua Elena, proprio come lui, e proprio come lui non troverà mai una risposta alle sue domande, l'esaudimento alla sua preghiera, sempre la stessa: non qualcuno che l'ami, giacché i pretendenti non le sono mai mancati, e lui non è forse fra questi? Ma qualcuno che lei sia in grado di amare, qualcuno per il quale sarebbe indifferentemente pronta sia a vivere - vivere davvero, finalmente!, - sia a morire.
Come posso pensare una cosa simile?, si rimprovera subito, non la conosco abbastanza. Forse è innamorata di un altro, forse ha trovato in un'altra persona quello che io vedo soltanto in lei. O forse ha amato una sola volta, tanto tempo fa, e il suo cuore è chiuso da allora.
La osserva ancora, senza pietà fa passare sotto la lente i nei, i segni dei sorrisi e delle delusioni che le increspano la pelle intorno agli occhi, sforzandosi disperatamente di non trovarli attraenti, ma per lui lo sono.
La ascolta parlare, presta attenzione alla sua voce forte, al modo in cui arrotonda le erre e bacia le ci, alla cadenza provinciale del suo italiano. Non capisce, dovrebbe odiare la sua voce. Dovrebbe, vorrebbe trovarla irritante, invece gli piacerebbe ascoltare da lei un brano scelto del suo libro preferito, ma andrebbe benissimo anche la lista della spesa, purché lei continuasse a parlare, a lambirgli il cervello con il timbro riposante della sua voce.
Adesso le sbottona piano il cappotto rosso, infila una mano bollente sotto l'elegante cardigan. Lei lo lascia fare, le sfugge appena un sospiro tra le labbra che morde.
Lui si ferma di colpo.
Allontana la lente, spegne la luce sulle sue imperfezioni che non sono riuscite a salvarlo dall'attrazione che sente per lei.
Il chiarore grigiastro del mattino scava sul suo volto i solchi profondi delle molte notti insonni, passate a lottare contro di lei. La barba incolta gli luccica di sudore, ma lui non se ne cura. Non ha il tempo di radersi né di farsi una doccia, tanto meno di verificare se la sua camicia blu si intoni o meno ai pantaloni.
Deve uscire, subito.
Deve andare a cercarla.

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