domenica 29 marzo 2015

L'ASSENZA

Te ne sei andato da un'ora, anche stavolta con i capelli ancora umidi e la giacca aperta a sfidare i denti aguzzi dell'inverno, impaziente come sei di bruciare vita ed emozioni.

«Asciugati bene, copriti!», ti ripeto, ma tu non mi ascolti mai, e in fondo ho quasi smesso di preoccuparmi per te: lo so che sei forte, che sai badare a te stesso.

Ti avvicini al mio letto, mi stringi forte, fortissimo, ogni volta come se non dovessimo vederci mai più, e quello è l'unico momento in cui sembri dimenticare la tua fretta. Lotti con me per strapparmi un ultimo bacio al sapore del mio collutorio, mentre io ti sento ancora sulle labbra e sulla bocca, e vorrei trattenerti lì ancora per un po'.

«Per l'amor di Dio, vai!» ti ordino ridendo, e ti scaccio con un calcio inoffensivo. In realtà non vedo l'ora che tu te ne vada, non perché non ami la tua compagnia, ma perché amo altrettanto la tua assenza.

Quando la porta si chiude alle tue spalle, ecco...! Una parte di me lascia la mia stanza e fa un'altra esperienza del mondo. Tagli la notte con la tua moto, ed io sento l'aria fredda penetrare il tuo giubbino, insinuarsi sotto la protezione del casco e farci lacrimare gli occhi.
Mi raggomitolo nelle lenzuola, cercando sulla stoffa un lembo del tuo odore. Non è facile trovarti. Quando facciamo l'amore non siamo più un uomo e una donna, Paolo e Francesca, tu ed io: diventiamo qualcos'altro, un'entità diversa e separata che davvero ha molto in comune con un semidio, un essere androgino ed ermafrodita ad un tempo, una luce bianca e accecante che è la somma di tutti i colori, dei nostri colori. Paolofrancesca, Francescapaolo. E' di questo semidio che profumano le coperte; non di me, né di te. Ma io non mi arrendo: sono sulle tue tracce. Mai come nella tua assenza ti sento così vicino, così dentro di me. Ti vado a stanare nei gesti che hai fatto, nelle parole che hai detto, e soprattutto in quelle che hai taciuto. I tuoi pensieri mi arrivano chiari sottopelle, sempre. Che tu sia qui accanto o a mille chilometri da me. Non serve che tu dica niente. Se ti ascolto parlare, è solo perché adoro il suono della tua voce. Fa vibrare delle corde segrete, nascoste nel mio ventre.
Tendo il cuore fino al limite, come poco fa ho teso i muscoli del mio corpo, sotto la fontana del piacere che mi hai regalato. Gli orgasmi dell'anima scuotono molto più di quelli della carne, e non placano mai la sete.
Poi il limite arriva, arriva sempre.
Mi alzo, preparo un bagno caldo con i sali al sandalo. Mentre l'acqua riempie la vasca, telefono a Chiara e le dico che tra un'ora sarò al caffè vicino al Duomo. Stasera suona un gruppo che fa musica metal-rock: non proprio il mio genere, ma i miei amici lo adorano e sono curiosi di sapere che ne penso io.
Mi lascio andare alla dolce temperatura dell'acqua e agli aromi del bagnoschiuma, mentre pregusto la serata che mi attende. L'affetto degli amici, le chiacchiere con loro, le risate condivise, le note nuove che scoprirò tra poco. Sorrido, pensando che ti regalerò tutto questo.
Le esperienze che vivo ogni momento sono i miei doni per te.