martedì 7 aprile 2015

DELLA CIVILTA', DEL SESSO E DELL'AMORE

Buffo... a pensarci bene è così. La civiltà occidentale, per quanto sembri condannare il sesso al di fuori del sacro vincolo matrimoniale, in realtà lo tollera, tacitamente lo ammette e forse, in un certo grado, lo approva anche. Non lo teme, non ha paura di uno scambio animale tra persone adulte e consenzienti. Se un marito devoto alla moglie si concede un'oretta ogni tanto con una prostituta, che cosa vuoi che sia. Se una moglie annoiata, per una volta, cede alla corte di un collega sotto la spinta degli ormoni, può anche andare bene. Purché finisca lì, in uno stanzino buio, con i cartoni impolverati contro la porta malchiusa. Purché, dopo, ognuno riprenda la propria ragionevolissima strada.
Persino il sesso omosessuale, visto in quest'ottica, non fa così paura: "Ne avevo voglia, lui era lì... e via, è successo. Ma a me piacciono le donne, sono un uomo, io!".
La civiltà non teme il sesso, e del resto non avrebbe motivo di averne paura, perché - preso da solo - davvero non significa niente. Non modifica niente, non mette in pericolo le nostre strutture. Puoi fare sesso con una persona sola e non farlo mai con lei, oppure puoi non farlo mai con lei, eppure farlo sempre e soltanto con quella persona.
Il potere di sovvertire le regole ce l'ha solo l'amore. E' lui il vero nemico da combattere, quello da cui guardarsi bene, quello da cui difendersi e difendere il nostro mondo. Possiamo predicare la bellezza, la purezza di questo nobile sentimento, il più nobile di tutti, quello che ci dà forza e ci spinge a migliorare, ad evolvere, ad entrare nella dimensione animica. E' l'amore che ti fa vedere le cose per come sono veramente, senza bisogno degli occhi. Non è magia, non è una spiccata sensibilità, o meglio: non sono doti tue, sono veri e propri superpoteri che ti presta l'amore. Vedere ad occhi chiusi, conoscere senza esperire, sentire senza ascoltare, sapere senza imparare.
Fantastico, sì, ma anche terribile. Perché una volta che hai sollevato il velo sulla Verità, non puoi più vivere nella finzione, mentre al mondo serve che noi continuiamo a dormire, a migliorare i nostri profitti sul lavoro, sotto il miraggio di più denaro, più agi, più comodità. Più libertà: "Se avessi tanti soldi, potrei non lavorare più, ed essere libero". E per farlo mi massacro di lavoro adesso, resto schiavo del sistema, sono contento di accumulare beni e ricchezze, in cambio del mio tempo, che non tornerà più.
Abbiamo bisogno della civiltà, e abbiamo bisogno di amore. Abbiamo bisogno di darci regole, e anche di romperle. Abbiamo bisogno di dormire per sopportare la ripetitiva monotonia dell'esistenza ordinaria, ma abbiamo anche bisogno di risvegliarci per non perdere il senso della nostra vita.
Nelle mie parole non c'è giudizio, non so dire cosa sia meglio, cosa sia peggio, anche perché lo scopo dell'amore - il nemico numero uno della civiltà - è farsi a sua volta istituzione, struttura, regola.
E' un circolo vizioso, insomma. Ci sono concessi solo brevi tratti di risveglio nel corso della nostra vita, brevi momenti in cui riusciamo a sollevare il velo, poi... si torna a sonnecchiare, a sopportare il lavoro e i vicini chiassosi e il vuoto che dilaga. E l'ignoranza che ci circonda, e che avvertiamo come una ferita, qualcosa che brucia e che in parte invidiamo. Beata ignoranza!, si dice, non a caso.
Davvero, le mie parole non sono condanna né assoluzione, né predica né condiscendenza, e non potrebbe essere altrimenti. Nessuno che faccia parte di questo mondo potrebbe mai esprimere un giudizio onesto. La mia è soltanto una pallida fotografia dell'umana condizione.

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