giovedì 1 ottobre 2015

L'ALBERO DI FICO E LA LUNA

Cento estati fa, l'albero di fico e la luna si amavano per tutta la notte alla mia finestra. 
Io li ascoltavo curiosa, accesa d' incanto. Udivo il loro abbraccio ora frusciare nel vento come timida carezza, ora sbattere contro il muro della casa. Ascoltavo i loro respiri corteggiarsi, rincorrersi, attendersi l'un l'altro in note lente e profonde. Poi li sentivo affrettarsi, accorciarsi, infrangersi all'orecchio come spuma d'onda salata. 
I loro corpi, il mortale e l'eterno, danzavano insieme, in accordo perfetto, disegnando cangianti chiaroscuri su di me, unica testimone di nozze.
Luce stretta nell'abbraccio della polvere, latte aggrappato ai rami: che splendido Amore é stato il vostro! Perché non vi siete stretti più forte? Perché vi siete lasciati strappar via dalle braccia?
Luna, taci. Ci sarà una nuova estate e ti racconterò ancora di lui, di voi. Adesso scappa, devi andare, che é finita la mia ora dei ricordi.

TU ERI GIA'


Non lo sapevo ancora, ma tu eri già:
nella pallina di gomma strisciata d'aurora;
nella bacinella azzurra per ritirare il bucato;
nel grande pioppo solitario, castello dei miei fauni;
nelle nuvole, bianchi e soffici cappelli di cuochi;
nelle ginocchia appuntite, perennemente sbucciate;
nel serpente di gomma rossa che sputa acqua nell'orto;
nell'occhiolino del cielo sul tetto del campanile;
nell'odore di zampirone acceso nelle notti di sagra;
nella bicicletta infangata, che porto a casa in spalla;
nell'asso di bastoni che le spio dalle lenti spesse;
nell'ultima voce delle campane, che uccide il giorno;
nella nebbia di ottobre, che scordo nel sugo di funghi;
nell'odore appiccicoso dell'uva, che anticipa il tuo;
nella scala a pioli che mi porta alle stelle di fieno;
nello zaino sempre troppo vuoto, in cui c'è tutto;
nei pieni e vuoti della pioggia sui tetti rovesciati;
nel cartello in fondo alla strada, troppo lontano;
nella criniera gialla dei piscialetti, e negli occhi di Maria;
nel pane delle undici, intinto nel ragù di nonna;
nella birra nel bicchiere, troppo bella per non essere anche buona
(...eppure è amara e non mi piace!).
E c'eri già:
nell'ombra fitta del giardino, che sa tutto dei miei amori;
nelle forme nuove nello specchio;
nelle rose sbocciate stamattina, che ancora non ho colto;
nelle canzoni di Battisti, affannate sui pedali;
nelle gocce di profumo sul mio corpo, prima del sonno;
nel telefono rosa staccato, che mi scotta all'orecchio;
nelle lenzuola di tua nonna, che non ho mai visto.
Nelle parole nuove che ho scoperto oggi, che non oso dire
ma che spoglio di nascosto, questa notte, qui.
Le assaporo piano, piano scopro il senso profondo
di queste parole segrete che, anche se ancora non lo so,
ti appartengono e descrivono te.